INDEGNA PROPAGANDA E BASTA
«In questa vigilia di Natale, arriva un
risultato storico per oltre 200.000 dipendenti pubblici: il nuovo contratto
collettivo, approvato grazie all’impegno del nostro Ministro Paolo Zangrillo e
di tutto il Governo, che garantirà aumenti medi di 165 euro al mese a partire
da gennaio.
Il contratto introduce novità importanti come la settimana corta e uno smart
working flessibile, rendendo la Pubblica Amministrazione più moderna,
efficiente e vicina ai cittadini.
Ancora una volta, dimostriamo con concretezza di essere al fianco di chi lavora
ogni giorno per rendere migliore e più efficiente l’Italia».

Quello replicato qui sopra è il messaggio, apparso su un nota rete sociale che Forza Italia ha dedicato all’approvazione del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Funzione Pubblica: messa così sembrerebbe una grande conquista per gli impiegati nel ramo.
Basta, però, la lettura di un’altra fonte per rendersi conto che, come al solito, dalla bocca – o anche dalla penna – di qualunque adepto della formazione bermusconia escono soltanto falsità, o mezze verità: più esattamente, solo gli aspetti di una questione che convengono loro.
A fornire una visione alternativa è il sito dell’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) che offre a chi lo consulta la possibilità di leggere l’esatto contenuto del provvedimento: letto alla luce di quanto riportato dal sito specializzato emergono dettagli che cambiano totalmente il verso dello stesso.
«La norma approvata, presto all’esame del Parlamento, prevede che i Ministeri potranno “trattenere in servizio, previa disponibilità dell’interessato, nei limiti del dieci per cento delle facoltà assunzionali autorizzate a legislazione vigente, il personale dipendente, ivi incluso quello di cui all’articolo 3 del predetto decreto legislativo n. 165 del 2001, con esclusione del personale delle magistrature e degli avvocati e procuratori dello Stato, di cui ritengono necessario continuare ad avvalersi”».
«La disposizione, scrive la stampa specializzata, si applica anche allo svolgimento di attività di tutoraggio e affiancamento ai neoassunti, o per esigenze funzionali non diversamente assolvibili. Il personale selezionato dalle amministrazioni, sulla base delle esigenze organizzative e del merito, non potrà comunque permanere in servizio oltre il settantesimo anno di età».
Non occorre certamente essere laureati per comprendere che, se il trattamento economico dei dipendenti pubblici migliorerebbe per effetto dell’aumento citato – utilizziamo il condizionale, perché tutto è subordinato agli effetti dell’inflazione – il contraltare è altrettanto, se non più, pesante.
In pratica i lavoratori del pubblico impiego saranno obbligati a lavorare fino a settant’anni, visto che non mancheranno certamente le motivazioni degli Enti per pretendere che essi restino in servizio: in questo modo lo Stato risparmierebbe ulteriormente sulle pensioni, come già fatto con il Trattamento di Fine Servizio trattenuto per anni dalla data di dimissioni del dipendente.
Bosio (Al), 29 dicembre 2024
Stefano Ghio - Slai cobas per il sindacato di classe Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com